|
I fans di Buffy non avrebbero mai potuto immaginare che lei sarebbe diventata qualcosa più che ‘un demone della settimana ’ dopo la sua prima apparizione, nell’episodio della terza stagione ‘The Wish’. Tuttavia gli sceneggiatori dello show e Joss Whedon in particolare, che ha riportato Anya per ‘Doppelgangland’ e la ha riproposta nel suo terzo season finale, hanno preso una predilezione per l’eccentrico ex-demone e le sue confuse percezioni della nostra dimensione nel tardo ventesimo secolo. “Anya sono io:” dice la produttrice di Buffy Jane Espenson. ‘Lei è perplessa da un sacco di cose umane che noi prendiamo per buone, ma quando ci pensi davvero, non hanno ragione di esserlo. Perché tutti fanno gli eccentrici e sorridono con i neonati? Ai bambini non importa. Anya lo capisce, e lo capisco pure io ‘. Emma Caulfield è l’attrice che è riuscita a tenere Anya bilanciata sulla fune tra il suo caustico disprezzo per le delicatezze dell’umanità, ed i suoi emergenti legami con i suoi amici. E così come è stata la devozione degli sceneggiatori per Anya che ha permesso al personaggio di crescere, allo stesso modo è stata l’irresistibile performance di Caulfield, che ha fatto guadagnare ad Anya un posto speciale nei cuori dei fans di Buffy. La carriera di Caulfield prima di Anya, consisteva principalmente in spazi di guest star in televisione, che vanno dal lavoro in Nash Bridges e General Hospital, ad una presenza al fianco di Dustin “Urlo” Diamond su Saved by the bell: The New Class. Ma gli appassionati della televisione potrebbero ricordarla meglio per la sua stagione intera su Beverly Hills 90210, come Susan Keats, l’amore di Brandon al college. Dal suo arrivo a Sunnydale per cominciare il suo periodo di lavoro in Buffy, è stata la sceneggiatura la cosa che la ha impressionata di più a proposito dello show, e che continua a sorprenderla. “Un sacco di copioni per gli show televisivi sono così banali, così completamente vuoti di ogni originalità o personaggio” dice Caulfield. “Io sono fortunata a venire qui, e settimana dopo settimana lavoro in uno show che continua a ridefinirsi e continua a sorprenderti”. Abbiamo parlato per l’ultima volta a Caulfield per il primo annuario scolastico di Buffy,quando Anya era poco più di un personaggio ricorrente ed un barlume nella mente sempre in movimento di Joss Whedon. Ora lei si è guadagnata uno spazio come personaggio regolare e come fedele compagna di Xander Harris. Una chiacchierata “per recuperare” con Caulfield era attesa da lungo tempo, così un pomeriggio sul set di Buffy, ci siamo seduti con Caulfield dopo un lungo giorno di riprese e qualche scarabocchio parlando di sciocchezze con un Marc Blucas in visita. Presto è diventato chiaro che con una attrice di tale buon senso e divertente dietro di lei, Anya continuerà a sconcertare ed intrattenere la Scooby Gang per altro tempo a venire. Buffy Magazine: Come è cambiata la tua vita da quando sei diventata un personaggio così vitale del cast? Emma Caulfield: Sono vitale? BM: Beh, penso di si. EC: Grazie. Come è cambiata la mia vita? Immagino che probabilmente il più grosso cambiamento è stato la quantità di tempo ho per me stessa. Le ore qui sono piuttosto lunghe. Erano lunghe quando ho cominciato, ma ora, a differenza di venire una volta ogni parecchi episodi, sono qui tre o quattro giorni a settimana. Si è fatto abbastanza duro, ma è grandioso. E’ divertente sperimentare l’evoluzione di Anya. Non penso che nessuno sapesse che sarebbe finita per diventare il soccorso comico assieme a Nicholas Brendon. Che è il nostro tipo di ruolo attualmente, e per me è grandioso. I amo fare la commedia, ed è qualcosa che ho sempre avuto difficoltà ad avere l’opportunità di fare. La gente di solito tende a non volermi assumere come una ragazza divertente. E’ stato grandioso. BM: Anya dice sempre cosa ha in mente. In questo senso, è uno sfogo per te interpretarla? EC: E’ un tale sollievo. Lei è così stravagante. Non ha assolutamente freno, sebbene non so se sia più vero. Più si evolve, ed io penso sempre più sottilmente, lei prova ad editare i suoi pensieri un pochino di più. Io penso che ciò sia in effetti probabilmente più divertente di quando lei si esprime in modo libero, perché lei ancora non lo capisce così bene. E’ qualcosa con cui tutti noi posiamo avere a che fare, l’idea di non essere in grado di capire qualcosa per bene, non importa quanto duramente provi.E’ come qualcosa che prude. Più provi a non pensare a qualcosa che sta prudendo, più vuoi grattarla. E’ tipo quello che si verifica per lei. Lei prova molto duramente a camminare come tutti e parlare come tutti, ma non può. Lei ha ancora scatti nervosi, e fa le sue cose strane. E’ come se stesse ancora cercando il suo proprio spazio nella sua pelle. BM: Desideri mai di poter parlare come Anya, e dire qualunque cosa che ti viene in mente? EC: Sempre. Specialmente quando sono in macchina. Sono una persona completamente differente in macchina rispetto a quando sono qui. Sto provando specialmente a fare uno sforzo concertato di stare calma e smettere di urlare. Sono come un pipistrello fuori dall’inferno, che sbanda dentro e fuori dalle corsie. Io immagino che in qualche limite, mi abbia aiutato far esercizio a parlare in sound bites facendo un po’ di passerella sul tappeto rosso, o una breve intervista, dove devo presentarmi con un paio di osservazioni veloci riguardo qualcosa. Io sto interpretando un personaggio con una tale precisa definizione; ogni cosa ha uno scopo. Interpretare qualcuno che è così schietto non può aiutare, ma può logorare. Questa cosa aguzza le tue capacità ad essere in grado di uscirtene con qualcosa che è fuori dalla cima della tua testa. Non penso che lei mi abbia logorato comunque. Sarebbe spaventoso se lo facesse. BM: Si lo sarebbe. Ti diverti a fare tutta quella passerella sul tappeto rosso? EC: Lo odio davvero. Sto provando ad imparare come considerarlo differentemente, e sta funzionando. L’unica cosa che so è che effettivamente sto andando a più di questi eventi, e odiavo tantissimo ciò per un così lungo tempo che evitavo qualunque cosa, punto. Io andavo solo al lavoro e fine. Dovevo staccare. Ma ho capito che è una grande parte, come ogni altra cosa in questo business, essere visto al di fuori di chi sei nello show, e farti conoscere un po’ di più dalla gente. Mi ci sto avvicinando differentemente ora. Dipende pure da quello che sto facendo. Alle prime, a meno che è qualcosa in cui sono inclusa, non vedo la ragione di fare la parte delle interviste. Non ti riguarda davvero. La parte delle foto è bella. Si tratta soltanto di trovare qualcosa in cui sei a tuo agio. Ma è così surreale. BM: Cosa fai quando vai alle prime? Scendi soltanto dalla macchina e passeggi o vai anche a vedere il film? EC: O si. Puoi andare alle prime in ogni maniera. Puoi andare con la macchina piena e venire fuori giusto di fronte alle camere. Non conosco nessuno che lo faccia a meno che non siano nel progetto. Trovi dove è l’entrata, parcheggi, e cammini. Vai per il tappeto, ti fermi, sorridi. Continui ad andare, e poi ti fermi e poi sorridi. Se rispondi alle domande, ti fermi e rispondi alle domande. Entri dentro e vedi il film , e vai via, e la stampa non è più li. Vai al party dopo lo spettacolo e tutti stanno parlando di quello che hanno appena visto, ed è tutto molto noioso. Sono sicura che sia molto interessante per certa gente. E’ quello che è. E’ come dover essere “acceso”. Vai al lavoro e sei “acceso” tutto il giorno, poi vai li e devi essere “acceso” di nuovo. BM: Ti è masi stata fatta una domanda davvero stupida da un intervistatore? A parte in questo momento ovviamente. EC: Sicuro mi è stata fatta, ed è stata così stupida che ne ho impedito la diffusione. Di solito le domande sono topiche. Ci sono state delle domande a caso che non avevano nulla a che fare con il piano dell’intervista, per un pezzo o qualcosa d’altro, loro chiedono a centinaia di persone diverse chi sono gli uomini più sexy di Hollywood. Mi è stata domandata qualche volta roba come quella. BM: Questa e probabilmente una dura domanda a cui rispondere, considerando che ce ne sono così tanti ora, ma, hai un momento preferito di Anya? EC: Ci sono così tante grandi battute con lei. E’ impossibile. Io ho ricevuto una grandiosa lettera da un fan l’altro giorno. Questo tipo è stato così gentile da scrivere a macchina le sue battute preferite di Anya. Ci sono probabilmente quattro pagine di queste sue grandiose citazioni. Alcune di quelle le avevo completamente dimenticate; io ho cominciato nella terza stagione, ed ora siamo alla quinta, quindi c’è stato un discreto ammontare di tempo per accumulare una litania di teorie di Anya. Ho amato l’episodio del giorno del Ringraziamento, dove lei ha parlato del Ringraziamento come di un sacrificio rituale con una torta. Era così diritto e mirato. Ho amato quando Anya si è vestita nel completo da coniglio. Era così tenero. E’ stata la prima volta che lei ha davvero provato, ed ancora, lei ha provato così duramente che lei era “partita”. Lei certamente viene sempre da un buona punto, ma allo stesso tempo è terribilmente mal consigliata. BM: Quando apri uno script, sei sempre “portata in volo”? Vai ai pazzi a causa delle battute? EC: Non posso aspettare, Questo personaggio è una grande gioia. Sono fortunata ad avere l’opportunità di essere circondata da un così grande talento. E’ così duro da ottenere; è così raro. La gran parte degli scripts che ho letto nel corso degli anni erano orribili. Dopo il season finale della scorsa stagione, con i sogni, ho pensato che non potrebbe mai andare meglio di così. Poi c’è un altro script, e continua ad andare sempre meglio. Quando mi chiedo come cominciare ad interpretare Anya differentemente, loro fanno qualcosa di completamente nuovo, ed è come “Okay, comincia a muovere in un’altra direzione”. Continua a svilupparsi. BM: Ho letto che eri specializzata in psicologia al college. Ti aiuta ad entrare nel personaggio? Porti un po’ di quella esperienza nel tuo lavoro di attrice? EC: Sono sicura che a qualche livello lo faccio, ma non ad un livello conscio. L’idea di analizzare un personaggio è un processo molto simile al leggere riguardo una tesi di studio, o provare a riconoscere le variabili. In un sacco di corsi di psicologia, fai teoria. Prendi informazioni e provi ad arrivare alla tua teoria personale su come le cose funzionano nella maniera in cui funzionano. Quando ti abbassi a questo, molta psicologia è congettura e un sacco di opinioni soggettive. Ci sono cose che sono certamente fatti, ma troppo è lasciato all’interpretazione. Ti permette di prendere qualunque cosa che leggi e studi in classe e analizzarlo. Trovi i denominatori comuni e sviluppi, che è in realtà il processo della recitazione. Tu analizzi il personaggio per i suoi comuni denominatori; lo metti a nudo, e cominci a costruire qualcosa. BM: Pensi che lo hai fatto con Anya? EC: Penso di averlo fatto, ma c’è stata una lunga evoluzione con lei. Non è come se fosse tutto qui dal primo giorno, tutto questo contorno, da dove veniva, e cosa stavano facendo con lei. E’ stato un processo per gli sceneggiatori così come lo è stato per me di scoprire chi è questa ragazza, cosa vuole, da dove viene e dove sta andando. Lei non è partita essendo divertente. Lei è partita essendo una ragazza cattivissima. Penso che certamente questo mi abbia aiutata ad affrontare questo tipo di situazione, al contrario di quando tu interpreti qualcosa e gli sceneggiatori hanno un vuoto su chi sia il personaggio. Sulla superficie un sacco di lavoro è fatto per te. Mi ha probabilmente aiutato di più di quanto immagino, per prendere l’essenza di Anya. Cosa vuole davvero? I penso che nemmeno lo sappiamo ancora. BM: Ti vedi mai ritornare alla psicologia un giorno come carriera?
EC: Amo davvero quello che faccio. Lo ho sempre fatto sin da quando
ero una ragazza. Sono sempre stata la regina del piccolo dramma. Lo ho
studiato, ho fatto teatro, ed ho amato il teatro. La miglior scusa che
ho avuto per essere ridicola era di essere un attore. Con che altro puoi
farla franca facendo cose che non puoi fare in una società normalmente
strutturata? E’ davvero un mondo interessante quello in cui vivo. Io amo
la psicologia. Io penso che la gente sia affascinante. La psicologia infantile
è qualcosa che ho amato davvero. Sarebbe stato qualcosa che avrei amato
approfondire un po’ di più. Ma chi lo sa? Lo ho detto in precedenza: non
so se starò facendo esattamente quello che sto facendo adesso in dieci
anni. Non penso che vorrei essere soltanto un attore. Non penso che vorrei
mai fare la regista; non posso accordarmi con le ore. E’ troppo. Lasci
qui e stai ancora lavorando. Ma certamente mi piacerebbe evolvere in qualcosa
d’altro. Se la gente smettesse di assumermi, io non avrei scelta che aprire
un’ esercizio da qualche parte. |